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Il Parco Nazionale dello Stelvio |

Il Parco Nazionale dello Stelvio, istituito nel 1935 e
successivamente regolamentato nel 1951, è attualmente amministrato
da un Consorzio fra Stato, Regione Lombardia e Province Autonome di
Trento e Bolzano; nel Consiglio Direttivo vengono riportate le voci
anche delle popolazioni locali, tramite i Presidenti dei Comitati di
Gestione, uno per ogni settore del Parco.
Con l’ampliamento del 1977,
che ha permesso anche il collegamento con il Parco Svizzero dell’Engadina,
l’estensione attuale del Parco Nazionale dello Stelvio è di 134.620
ettari, distribuiti su 24 Comuni di 4 Province: Bolzano (41%),
Brescia e Sondrio (44 %) e Trento (15 %). I confini del Parco
corrono lungo le Valli Monastero e Venosta a nord, la Val d’Ultimo a
est, parallelamente alla Val di Sole, lungo la Val Camonica a sud,
la Valtellina e la Val di Livigno a ovest; l’intero territorio fa
capo al gruppo montuoso dell’Ortles - Cevedale.
Dal punto di vista geologico il Parco Nazionale dello Stelvio
comprende un territorio abbastanza vario: vi si riscontrano infatti
rocce eruttive e sedimentarie, prevalgono comunque le rocce
metamorfiche quali gneiss e graniti che morfologicamente creano una
serie innumerevole di cime montuose e di caratteristiche valli
alpine, dove l’acqua abbonda nei numerosi torrenti, ruscelli e
laghetti alpini.
L’altitudine del Parco è
compresa tra i 650 m. e i 3899 (Monte Ortles); la vegetazione si
articola perciò in diverse fasce che si susseguono mutando
fisionomia e composizione secondo la quota ed altri parametri
ambientali. Alle quote minori si riscontrano varie associazioni di
latifoglie, ma molto più diffuse sono le conifere, rappresentate da
boschi di abete rosso e, a quote più elevate, da larice spesso
associato al pino cembro. Nella zona arbustiva prevalgono i
popolamenti di pino mugo, rododendro, ginepro, mirtillo, ontano
verde, mentre a quote superiori si trovano i pascoli con varie
specie erbacee.
Dal punto di vista faunistico sono presenti una trentina di specie
di mammiferi, 131 specie di uccelli, diversi rettili ed anfibi,
alcuni pesci e moltissimi invertebrati.
Le presenze più significative
sono quelle del cervo e del capriolo ed, a quote maggiori, quella
del camoscio, distribuito sull’intero areale del Parco; lo stambecco
è presente in Val Zebrù. Inoltre marmotte, scoiattoli, lepri alpine,
ermellini, martore, faine, tassi e volpi. Tra i tetraonidi sono
presenti galli cedroni, galli forcelli e francolini di monte ed a
quote superiori, altri galliformi, come pernice bianca e coturnice.
Altra presenza importante è quella dell’aquila reale, simbolo del
Parco e, recentemente ricomparso, il gipeto.
Per un’immersione totale nell’ambiente si ha la possibilità di
scegliere tra una serie di itinerari, opportunamente segnalati, dai
più semplici per bambini e anziani ai più impegnativi per
l’alpinista provetto.
Le visite guidate
Nei settori trentino e lombardo c’è la possibilità di visitare il
Parco accompagnati dalle “guide parco”. Le visite guidate si
effettuano durante tutto l’arco dell’anno, anche nella stagione
invernale con le caratteristiche racchette da neve; specifiche
offerte sono riservate alle scuole, con possibilità di pernottamento
nelle strutture del Parco. Oltre ai percorsi naturalistici, numerose
sono le possibilità di visitare il Parco apprezzandone gli aspetti
storici - culturali - ambientali, che comprendono antichi edifici
testimoni dei lavori del passato, castelli, tipici “masi”, musei e
chiese, nonché orti, sentieri botanici ed aree faunistiche. |
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